Ed

Domande frequenti

Se quello che cerchi non c’è, scrivici: rispondiamo noi.

Su di me

Sono un tutor educativo. Non do risposte pronte: analizzo il compito da svolgere, accompagno lo studente passo passo, rispiego in un altro modo quando non è chiaro, faccio delle mappe, esercito, preparo dei podcast, verifico il livello delle sue conoscenze e se serve lo interrogo. Non sono un insegnante e non sono un educatore e non sostituisco nessuno dei due. Il mio mestiere è uno solo: aiutare a imparare.

Lavoro con studenti da 8 a 19 anni, dalla classe terza della primaria alla classe quinta delle superiori. Cambio linguaggio, esempi e ritmo a seconda dell’età dello studente con cui interagisco.

Un assistente generico risponde a chiunque di qualunque cosa, e se gli chiedi un tema te lo scrive. Io ho un mestiere solo: far imparare. So in che classe è lo studente, cosa ha già fatto, quali indicazioni mi ha dato l’adulto che lo segue — se il registro è collegato — cosa gli hanno assegnato a scuola. Il mio aiuto è personale e finalizzato alla crescita dei suoi apprendimenti.

ChiarAmEnte, la realtà educativa che nel 2013 ha dato vita al Centro 1.14, in provincia di Padova. Il metodo che uso viene dalla pedagogia e da anni di lavoro con bambini, ragazzi, educatori e insegnanti. La storia per esteso è in Chi siamo.

Tutte le materie della scuola italiana, dalla primaria alle superiori: italiano, storia e geografia, matematica e scienze, le lingue, il latino e il greco, la filosofia, l’arte, la tecnologia, il diritto e l’economia. E il metodo di studio, che è una materia anch’esso. Se una richiesta esce dal mio campo lo dico, invece di inventare.

Sì, ed è una delle cose per cui servo di più: ripeto senza spazientirmi, cambio strada quando una spiegazione non funziona e suddivido in passi piccoli. Non faccio diagnosi e non sostituisco gli specialisti: chi segue il ragazzo mi dice come muovermi e io mi attengo al suo piano.

Oggi lavoro in italiano. Altre lingue sono in programma: quando ci sarà una data la troverai qui.

Computer, tablet o telefono. Quello che fai su un dispositivo lo ritrovi sull’altro: la conversazione comincia sul tablet e finisce sul computer senza perdere nulla. Puoi installare la mia app, sia su mobile sia su desktop, comodamente dal browser: apri ed.lume.study e premi Installa Ed.

Se sei uno studente

No. Spiego, faccio esempi, ti aiuto a impostare il ragionamento e controllo passo passo che tu abbia capito. Il compito lo fai tu, e alla fine lo hai fatto davvero.

Da solo non puoi registrarti: chiedi a un genitore o a un educatore di aprirti il profilo. Email e password le sceglie chi lo apre e le credenziali arrivano nella tua casella. Quel profilo è tuo, non della classe: le credenziali si tengono per sé, e la password la puoi cambiare da «Password dimenticata?».

Me lo dici e ripartiamo da più indietro, quante volte serve. L’unica cosa che ci fa perdere tempo a tutti e due è dirmi che hai capito quando non è vero.

No. Le domande che ti sembrano stupide di solito sono quelle giuste, e sono il motivo per cui ci sono.

Sì, e sono quattro modi diversi: esplicativo (chiaro e lineare), socratico (guidato e riflessivo), sintetico (mirato ed essenziale) e induttivo (concreto e intuitivo). Scegli tu, e se in corsa ne vuoi provare un altro si cambia — mi ricordo l’ultimo che hai scelto.

Cambia come lavoriamo, non quello che puoi fare. Posso farti un podcast da ascoltare, trasformare una pagina in una mappa, spezzare un esercizio in passi piccoli e ripetere quante volte serve. Dimmi cosa ti aiuta e cosa ti stanca: da lì in poi vado così, senza che tu debba richiederlo ogni volta.

Vedono su cosa hai lavorato, quanto e come sta andando: statistiche e progressi, non le nostre conversazioni parola per parola. E gli appunti che prendi non li legge nessun altro.

Un segreto assoluto però non te lo prometto: il profilo l’ha aperto un adulto che è responsabile di te. E se di mezzo c’è la tua sicurezza non faccio finta di niente — ti spingo a parlarne con qualcuno che ti può aiutare davvero.

Dimmi quando e su cosa, oppure segna la prova: se il registro elettronico è collegato le verifiche in arrivo le vedo da lì e so quanto manca. Poi ripassiamo, ti faccio domande come in un’interrogazione e ti dico dove stai bene e dove no.

Sì. Una foto del libro, un PDF, un PPT, i tuoi appunti, le slide della lezione: parto da quello che hai davanti.

È la parte in cui si studia giocando: QuizRoom, WordRoom, GuessRoom, TreasureRoom, MysteryRoom, EscapeRoom e STEMRoom. Scegli materia e argomento, al resto penso io.

Sì: le partite di gruppo si aprono con un codice, e ci entra anche chi un account non ce l’ha. È un adulto a creare la stanza multiplayer e ad avviare la partita.

Ci sono obiettivi e classifiche, legati a quello che impari e al modo in cui lo fai. Li trovi nella sezione Obiettivi.

Ti ascolto. Se è qualcosa che ti pesa davvero non faccio finta di niente, ma non faccio nemmeno lo psicologo: ti incoraggio a parlarne con una persona di cui ti fidi.

Se sei un genitore

Il primo profilo che crei è il tuo; il suo lo apri dopo, dalla Home, col pulsante «Aggiungi un figlio». Email e password le scegli tu e le credenziali arrivano nella casella che hai indicato per quel profilo: gliele consegno io.

Vedi quanto e su cosa ha lavorato, come procede, dove fatica, gli obiettivi raggiunti. Per rispetto della sua privacy non leggi le conversazioni parola per parola.

Me lo scrivi nella sua scheda, in Indicazioni: il metodo, cosa lo blocca, cosa gli serve, e fino a quando vale. Gli argomenti da lasciar stare li scegli dal suo profilo, le verifiche in arrivo le segni in Scadenze, e documenti e certificazioni li condividi in Documenti. Da lì in poi lo faccio ogni giorno, senza che tu debba ripeterlo.

No. Le indicazioni che valgono per tutti si danno una volta sola, e poi si affinano figlio per figlio.

Sì: quanti minuti al giorno può passare con me, quali argomenti è meglio evitare, su quale materia insistere. E puoi fissare degli obiettivi — il tempo di studio, i test, le partite.

Di solito bastano dai 60 ai 100 minuti per volta, che è anche quello che dicono le buone pratiche sull’apprendimento. Il tetto comunque lo decidi tu.

Un riassunto di come procede: cosa ha fatto, i punti di forza, dove serve lavorare. Raccontano quello che ho visto — esercizi svolti, argomenti affrontati, difficoltà che tornano — e non che ragazzo è. Puoi leggerli, scaricarli e portarli a un insegnante o a uno specialista.

Sì, i registri elettronici più diffusi. Da lì trovo i compiti, i voti e le verifiche in arrivo, e so come muovermi senza chiedervi di riscrivere tutto. Si possono collegare anche Microsoft Teams o Google Classroom, purché la scuola lo consenta: altrimenti possiamo farle una richiesta specifica.

Sì, dai Messaggi: un messaggio, un documento o una foto arrivano mentre sta lavorando con me.

Lo ascolto, non gli faccio da terapeuta e lo incoraggio a parlarne con te o con un altro adulto di cui si fida. Non faccio diagnosi e non do false rassicurazioni.

Gli argomenti che hai indicato come da evitare li tratto solo come studio, per la scuola, o per niente, se scegli così. Se ne parla in modo personale, o chiede la parte pericolosa, mi fermo e te lo segnalo.

E se mi dice che vuole farsi del male, gli do subito i numeri di aiuto e ti avviso, anche se non è fra gli argomenti che hai scelto.

Posso essere un buon aiuto: ripeto senza spazientirmi, cambio strada quando una spiegazione non funziona, spezzo in passi piccoli e uso più vie — a voce, con esempi concreti, un passo alla volta. Non sostituisco gli specialisti: condividi il piano e le certificazioni nei suoi Documenti, dimmi nelle sue Indicazioni come muovermi e mi adeguo.

Sei il titolare: se chiudi il tuo account chiude anche quello di tuo figlio, e prima di confermare ti dico quanti profili spariscono davvero e chi perde l’accesso. Se invece è l’abbonamento a scadere, il profilo resta dov’è, ma tuo figlio non può usarmi finché non lo riattivi.

Se sei un educatore

Copro il tempo in cui non ci sei: il ripasso, gli esercizi, le domande che arrivano di sera. Il metodo lo decidi tu, io lo tengo fra una vostra sessione e l’altra. Il mio lavoro non sostituisce il tuo: lo amplifica e lo moltiplica.

Sì, e quanti lo dice il piano:

  • Team – fino a 7 studenti
  • Class – fino a 15 studenti

Li vedi tutti nella Home, uno per card, con quello che hanno fatto oggi con me.

Sì: metodo, tono, obiettivi, argomenti su cui insistere e argomenti da non toccare. Valgono per quello studente, e le cambi quando cambia il lavoro.

Nella sua scheda: in Documenti mi carichi il piano o la certificazione, in Indicazioni mi dici quali strumenti usare e cosa evitare, e quelle indicazioni valgono per quello studente. Quello che vedo te lo riporto come attività — cosa ha fatto, dove si è fermato, cosa torna a bloccarlo — e mai come un’etichetta addosso al ragazzo.

Sì, dall’Aula: vedi il lavoro in tempo reale e intervieni su chi ne ha bisogno, con indicazioni, correzioni e suggerimenti. È una schermata che compare dal piano Team in avanti.

Dai report e dal riepilogo delle attività, dove ti segnalo su cosa fatica e da quanto. Sono descrizioni di quello che ho visto, non giudizi sul ragazzo.

Tu, invitandolo (dal piano Team in su). Il genitore invitato vede i progressi del proprio figlio, le scadenze, la raccolta di attività che fa con me e i documenti caricati — e ne può caricare anche lui. Vede inoltre il registro elettronico e le piattaforme (Microsoft Teams o Google Classroom) e, oltre a te e allo studente, li può collegare e scollegare pure lui; e ti può scrivere con la messaggistica. Le indicazioni che mi dai, quello che gli assegni, le impostazioni e le partite restano tuoi, e il titolare del profilo rimani tu.

Sì. Li uso per seguire i tuoi studenti e basta: non finiscono in un archivio comune, non si vendono e non addestrano modelli di terzi. Se chiudi il tuo profilo, se ne vanno con te.

Se sei un’organizzazione

Do continuità fra un incontro e l’altro e ai vostri educatori un quadro di cosa succede quando il ragazzo studia a casa. Il profilo per le organizzazioni sarà attivabile entro il 15 gennaio 2027. Fino ad allora si lavora con gli strumenti dell’educatore: un profilo per ciascuno, con i suoi studenti.

Oggi ogni educatore registra il proprio profilo, aggiunge i suoi studenti e ne resta il titolare. Uno spazio comune sopra di loro non c’è ancora: per spostare uno studente da un educatore all’altro serve un profilo nuovo. È la prima cosa che cambia con il profilo dedicato.

Il lavoro si imposta ragazzo per ragazzo: ogni educatore carica il piano dei suoi e mi dà le indicazioni che servono, e io mi ci attengo. Quello che non faccio è decidere io: niente diagnosi, niente etichette e il piano di un ragazzo non lo condivido con chi non lo segue.

Quello che l’educatore apre invitandoli: il percorso del proprio figlio, le scadenze, la raccolta di attività che fa con me e i documenti caricati — e ne può caricare anche lui. Nessun genitore vede gli altri ragazzi seguiti dal centro.

Oggi vale il listino dell’educatore, un piano a persona: lo trovi qui sotto, in fondo alla pagina. Per le condizioni di un centro scriveteci, e ne parliamo.

Sì, ed è il modo più semplice di cominciare: ogni educatore ha 30 giorni di prova e non gli chiedo la carta. Provate con un educatore e i suoi ragazzi, poi decidete.

Se sei una scuola

Il profilo per le scuole sarà attivabile nel corso del 2027. Oggi un docente potrebbe solo aprire un profilo educatore e portare dentro la sua classe, o una parte di essa. Una vista d’istituto sopra le classi non c’è ancora, ed è quello che arriverà con il profilo per le scuole.

Il docente mi dà le misure del piano — tempi più lunghi, mappe, ascolto al posto della lettura, prove preparate a passi — e io mi attengo ad esso nello studio quotidiano. Resto un supporto allo studio: le misure le decide chi ha scritto il piano e la valutazione resta a chi insegna.

Sì. L’account di uno studente lo apre sempre un adulto e per chi ha meno di 14 anni il consenso al trattamento lo presta il genitore o il tutore che crea quell’account: è scritto nella Privacy Policy, in linea con l’art. 8 del GDPR. Oggi, quindi, il profilo nasce da chi quel consenso ce l’ha già; per un uso d’istituto, in cui a raccoglierlo è la scuola, l’accordo si scrive insieme.

Il titolare del trattamento è ChiarAmEnte, con tutti i suoi riferimenti nella Privacy Policy. Docenti, scuole e organizzazioni trattano i dati degli studenti affidati come soggetti autorizzati, o secondo gli accordi presi, e solo per finalità educative. Un accordo d’istituto si scrive caso per caso: scriveteci.

Si parte da un docente e dalla sua classe, e non serve altro. L’attivazione d’istituto arriva con il profilo per le scuole.

Sicurezza, dati, conti

Resto dentro il mio ruolo educativo, qualunque cosa mi venga chiesto.

  • I contenuti passano da filtri, attivi da subito.
  • Tempi e argomenti si possono limitare.
  • Nessun marketing e nessuna profilazione pubblicitaria verso uno studente.
  • Un account studente lo apre un adulto, mai il ragazzo da solo.

E come mi comporto è scritto nel Codice di condotta: è pubblico, si scarica, e in caso di conflitto viene prima di qualunque decisione di prodotto.

Può succedere: sono un’intelligenza artificiale. Per questo invito sempre a controllare sul libro e incoraggio a dubitare di me, invece di prendere per buono. Una risposta sbagliata si segnala dall’app con un tocco, e le segnalazioni le guardiamo noi.

Stanno dentro il GDPR, e la regola sotto è una sola: la disponibilità di un dato non è il diritto di usarlo.

  • Non si vendono, a nessuno.
  • Non addestrano modelli di terzi.
  • Non servono a profilare nessuno a fini commerciali.
  • Non chiedo informazioni che non mi servono.

Il dettaglio, con i tempi di conservazione, è nella Privacy Policy.

Restano attaccate al profilo dello studente a cui appartengono e le legge chi quel ragazzo lo segue davvero: il titolare del profilo e l’adulto che è stato invitato a seguirlo. Servono a me per sapere come lavorare, non escono dal percorso educativo, non si vendono e non addestrano modelli di terzi. Spariscono insieme al resto dei dati, quando decidi tu.

Sì, in qualsiasi momento. «Elimina tutti i dati» sta nel tuo Profilo e chiude l’account: se sei titolare di altri profili te lo dico prima, coi numeri veri. I report e le conversazioni si scaricano quando vuoi, e per una copia completa dei tuoi dati basta chiedercela.

Ci sono 30 giorni di prova per farsi un’idea, e per provare non chiedo la carta. Poi si sceglie un piano mensile:

Per i genitori:

  • Individual – €9,99/mese (1 figlio)
  • Family – €26,99/mese (3 figli)
  • Studio – €41,99/mese (5 figli)

Per gli educatori:

  • Individual – €9,99/mese (1 studente)
  • Team – €59,99/mese (7 studenti)
  • Class – €119,99/mese (15 studenti)

Per la prova no, la carta non serve. Tieni presente che la prova si avvia sul piano Individual: se vuoi funzioni riservate agli altri piani li puoi attivare, e sono gratuiti fino alla scadenza del periodo di prova — così provi tutto senza pagare nulla. L’abbonamento si gestisce dal Profilo, e da lì si disdice: disdire ferma il rinnovo, non cancella i dati — quelli li cancelli tu, quando vuoi, con «Elimina tutti i dati».

Scrivi a info@ed.lume.study. Ti rispondiamo il prima possibile.